Colombia, un po’ di Storia

La Colombia prende il nome da Cristoforo Colombo che in realtà non la vide mai, però fu lo scopritore delle Americhe.

La Colombia è uno dei paesi più vari del Sud America sia per la sua flora e fauna, ma anche per le sue genti che formano una variegata tavolozza di tipologie etniche e racchiude in sé molti dei caratteri degli altri stati dell’America Latina.

TRACCE PRECOLOMBIANE

I primi abitanti del continente furono gruppi di indios provenienti dall’America settentrionale e centrale, i quali occuparono alcune aree della regione delle Ande, delle coste del Pacifico e dei Caraibi.

Di queste civiltà si conosce molto poco e tre sono al momento i siti archeologici che rivelano le loro testimonianze: San Augustin, Tierradentro e Ciudad Perdida. Fra le civiltà più notevoli possiamo citare: Tayrona, Sinù, Muisca, Quimbaya, Tolima, Calima, Tierradentro, San Augustìn, Nariño e Tumaco.

Alcune testimonianze di popoli ancora più antichi, del 3000 a.C circa, vennero rinvenute a puerto Hormiga, vicino a Cartagena.

San Augustìn è uno dei centri rituali più straordinari del Sud America, famoso per le tombe e le statue monolitiche. Questa civiltà si sviluppò tra il VI e il XIV sec. d.C., quindi molto tempo prima della conquista spagnola, infatti il sito era completamente coperto dalla vegetazione fino alla metà del XVIII sec. quando venne scoperto. Da allora San Augustìn ha suscitato l’interesse di notevoli archeologi. Un’altra civiltà che sviluppò riti funerari fu Tierradentro. Gli indios di questa civiltà conservavano le ceneri degli antenati tribali in tombe sotterranee scavate nella roccia, le pareti e le volte di queste camere funerarie venivano decorate con pitture. La civiltà Muisca deve la sua fama per il mito spagnolo di El Dorado.

Infatti questa civiltà, che si sviluppò intorno al III sec. a.C., era rinomata per la fertilità del suolo, per la ricchezza di miniere di sale e smeraldi.

La leggenda di El Dorado venne collegata ai Muisca e alla loro famosa Laguna di Guatavita. Gli indios gettavano qui offerte d’oro per i loro rituali. In realtà qui di oro ne venne trovato ben poco.

I Muisca spesso vengono chiamati erroneamente Chibcha, questo perché costituirono il gruppo più importante della famiglia linguistica Chibcha.

Questa civiltà era stanziata nella zona che ora occupa i dipartimenti amministrativi di Cundinamarca e di Boyacà.

I Muisca avevano una struttura sociale e politica di tipo piramidale, erano artigiani esperti per la qualità tecnica delle loro terracotte e la varietà delle decorazioni dei loro lavori di oreficeria e tessuti di cotone. Gli spagnoli distrussero gran parte dei loro centri rituali.  La civiltà Tayrona si sviluppo a partire dal V sec. d.C. nella Sierra Nevada de Santa Marta. La sua grandezza in fatto di costruzioni e di pianificazioni urbanistiche fu riconosciuta soltanto dopo la scoperta di Ciudad Perdida nel 1975. Si pensa sia stata la loro capitale ed è una delle più estese città antiche mai scoperte nelle Americhe. Situata sui pendii nel cuore della rigogliosa foresta pluviale, consiste in diverse centinaia di terrazze in pietra unite fra loro da un sistema di scale.

I Tayrona si caratterizzano per la cura minuziosa dei particolari nelle loro opere e per la semplicità delle linee. I Tayrona usarono molto raramente l’oro nella realizzazione dei loro oggetti di oreficeria, optavano invece per una lega di rame ed oro. Impiegavano per gli oggetti decorativi e cerimoniali il quarzo, il cristalli di roccia ed altre pietre semipreziose.

Gli spagnoli si resero ben presto conto della ricchezza di questa civiltà e la saccheggiarono nell’ossessiva ricerca di El Dorado.

Gli indios si ribellarono, ma vennero annientati nel corso di quasi 100 anni di guerra.

La civiltà dei Quimbaya occupò la regione degli attuali dipartimenti di Caldas , Risaralda e Quindìo. Furono una tribù di pacifici coltivatori famosi per la perfezione nell’arte orafa. I motivi decorativi che la caratterizzavano erano le figure umane molto realistiche e le linee delicate di particolare bellezza.

I Calima vissero nelle valli del Dagua e di Calima, punto di passaggio per parecchi gruppi precolombiani, ognuno dei quali lasciò traccia nella regione. Le loro testimonianze sono state scoperte solo 50 anni fa e ad oggi le ricerche non sono ancora esaurite.

I Tolima si stanziarono nell’area attuale del dipartimento di Tolima e nella parte settentrionale di quello di Huila. I gruppi principali di questa civiltà furono i Panche a nord ed i Pijao a sud; furono eccezionali tribù guerriere che praticavano anche il cannibalismo.

I Sonù, che risalgono al I sec. d.C., occuparono le pianure Caraibiche tra i fiumi Sinù e San Jorge.

I Nariño vissero nella regione sud-occidentale della Colombia e subirono particolarmente l’influenza dei popoli Inca. Realizzarono oggetti notevoli in terracotta riccamente decorati e dipinti.

La civiltà Tumaco, sulla costa del Pacifico, è una delle più antiche della Colombia risale al X sec. a.C. circa ed é conosciuta soprattutto per l’arte erotica con il culto della fertilità. Le loro realizzazioni artistiche, specie nelle figure e nelle teste umane in ceramica, vennero influenzate dalle culture costiere dell’Ecuador, della Costa Rica, del Guatemala e del Messico.

DALLA SCOPERTA ALLA MORTE DI SIMON BOLIVAR

La Colombia venne scoperta da Alonso de Ojeda, compagno del secondo viaggio che Cristoforo Colombo fece nelle Americhe. Ojeda approdò al Capo de la Vela nella penisola de la Guajira nel 1499. Ojeda rimase subito abbagliato dalla ricchezza degli Indio de la Sierra Nevada de Santa Marta.

Il loro oro e le loro leggende su tesori favolosi nascosti nell’interno diedero vita al mito di El Dorado, un misterioso regno ricchissimo di oro. Si credeva addirittura che fosse una terra dalle montagne d’oro ricoperte di smeraldi. Ogni qualvolta gli spagnoli incontravano indio che usavano o indossavano oggetti d’oro gridavano sempre ad un nuovo El Dorado, che comprendeva la leggendaria catena dorata della Sierra Nevada di Santa Marta, che in realtà non è mai esistita: Danaybe, la città dorata del dipartimento di Antioquia.

Le tombe degli indios Sinù, nella valle del fiume Sinù, si pensava fossero piene di oro e perfino le regioni delle pianure dei Llanos e del Rio degli Amazzoni, dove molti conquistatori trovarono solo ed esclusivamente la morte.

Attratto dalle favolose ricchezze Alonso de Ojeda decise di esplorare altre regioni costiere e navigò fino al Golfo di Urabà dove fondò San Sebastian de Urabà, il primo stanziamento spagnolo.

Dopo essere stato ferito durante una battaglia con gli indios si ritirò a Santo Domingo, dove più tardi morì. Le notizie sulla presenza di enormi ricchezze continuò a circolare e la Colombia divenne l’obiettivo di molte spedizioni. Francisco Pizarro, noto per la distruzione della civiltà Inca, cercò anche lui fortuna in Colombia.

In questo periodo si fondarono le città di Anades, Santa Cruz e la più famosa Santa Maria la Antigua, da dove Vasco Nunez de Balboa partì alla scoperta del Pacifico. Queste città oggi non esistono più, distrutte tutte dagli indios.

L’unica eccezione é Santa Marta, fondata nel 1525 da Rodrigo de Bastidas il quale aveva accompagnato Alonso de Ojeda nel suo viaggio. Santa Marta fu fondata allo scopo di avere un punto di accesso alla Sierra Nevada de Santa Marta. All’inizio gli indios accolsero bene la venuta degli spagnoli, ma più tardi quando si resero conto che erano esclusivamente dei conquistatori che volevano portarli allo stato di schiavitù si ribellarono e nel 1532 cessarono di inviare rifornimenti alimentari alla città; molti cominciarono a morire di fame ed altri furono costretti a tornare in Spagna.

Nel 1533 Pedro de Herredia pose la prima pietra di Cartagena che diventò ben presto il principale centro commerciale.

Nel 1536 tre gruppi capeggiati rispettivamente da Gonzalo Jimènez de Quesada, Sebastiàn de Belalcàzar e Nikolaus Federman iniziarono ad avanzare all’interno della Colombia attirati dai tesori degli indios. Gonzalo Jimènez de Quesada lasciò Santa Marta e si spinse lungo la valle della Magdalena con l’intenzione di raggiungere il Perù, ma gli indios gli parlarono della presenza di ricche miniere di sale e questo gli fece cambiare idea, tanto che superata la Cordillera Orientale giunse nel territorio Muisca nel 1537. A quel tempo i Muisca erano divisi in due clan: quello meridionale guidato dallo Zipa di bacatà (l’odierna Bogotà) e quello settentrionale sotto lo Zaque di Hunza (l’attuale Tunja). I due capi erano divisi da dispute territoriali e questo favorì Jimènez de Quesada, il quale sconfisse i muisca senza problemi. Nel 1538 fondò Santa Fe de Bogotà. Le sue aspettattive di grandi ricchezze d’oro furono vane tanto che decise di proseguire per il Perù. Sebastian de Belalcàzar fondò Quito, Popayan e Cali. Raggiunse Bogotà poco dopo che era stata fondata. Infine Nikolaus Federman partì dalla costa del Venezuela ed arrivo a Bogotà subito dopo Belacàzar. Vennero fondate, sempre in questi anni, Mompòs (1537),Tunja (1539) e Santa Fe de Antioquia (1541). Ben presto fra i tre conquistatori emersero delle rivalità e fu soltanto nel 1550 che Carlo V Re di Spagna creò La Real Audiencia del Nuevo Reino de Grenada, un tribunale con sede a Bogotà. Amministrativamente la colonia dipendeva dal vicereame del Perù, che governava da Lima.

Nel 1564 la Corona stabilì un nuovo sistema, la Presidencia del Nuevo Reino de Grenada con potere militare e civile ed una maggiore autonomia. Il potere era completamete incentrato nelle mani del governatore, il quale veniva nominato dal re di Spagna e comprendeva l’attuale Panama e tutta la Colombia ad eccezione dell’attule Nariño, Cauca e Valle che appartenevano alla giurisdizione di Quito.

La popolazione della colonia era formata all’inizio da indigeni e spagnoli, ma più avanti vennero portati anche i neri d’Africa che venivano venduti come schiavi nel porto di Cartagena. Gli schiavi venivano impiegati soprattutto nelle piantagioni o nelle miniere, sulle coste Caraibiche e del Pacifico. Vennero importati talmente tanti neri da diventare superiori per numero alla popolazione indigena.

La situazione demografica diventò ancora più complicata quando i tre gruppi iniziarono a mescolarsi dando vita a diverse fusioni, tra cui i mestizos (gente di sangue misto indio ed europeo) mulatos (africani ed europei) e zambos (indio-africani). L’impero spagnolo continuò a crescere all’interno del Nuovo Mondo e nel 1717Filippo V decise di dividere il Vireynato del Perù in unità amministrative e territoriali. La Presidencia del Nuevo Reino de Grenada divenne un vicereame autonomo che comprendeva i territori dell’attuale Colombia, Panama, Venezuela ed Ecuador, Santa Fe de Bogotà era la capitale.

Il dominio spagnolo continuò a crescere e con lui anche il monopolio dei commerci, tasse e dogane che diedero vita, soprattutto verso la fine del XVIII sec., a ribellioni contro le autorità coloniali come la rivolta dei Comuneros a Socorro nel 1781. La rivolta venne soffocata brutalmente e segnò solo l’inizio delle grandi manifestazioni di scontento che si presentarono più avanti. Il disagio si cominciò a sentire anche all’interno delle classi superiori dei Criollos, cioè i bianchi nati in Colombia, i quali di solito venivano esclusi dalle posizioni amministrative più prestigiose. Fu proprio durante questo periodo che prese piede una coscienza nazionale, basti ricordare la Spedizione Botanica guidata dallo scienziato Josè Celestino Mutis, il quale radunò molti dei suoi colleghi per lo studio delle ricchezze naturali del paese. Cominciarono a formarsi non solo i primi circoli intellettuali e letterari, che si occupavano di temi non più esclusivamente spagnoli, ma anche sudamericani e che contribuirono alla formazione di un’idea di indipendenza del paese.

Nel 1794 Antonio Nariño tradusse in spagnolo “I diritti dell’uomo” di Thomas Paine. Per questo venne imprigionato in un carcere africano ma riuscì a fuggire e a ritornare clandestinamente nel suo paese. Si susseguirono poi le rivoluzioni nord-americana e francese, l’invasione della Spagna da parte di Napoleone Bonaparte, che segnarono la marcia verso l’indipendenza del paese.

Nel 1808 il Re spagnolo Ferdinando VII venne sostituito dal fratello di Napoleone, Giuseppe, che non venne accettato dalle colonie tanto che anche le città di Mompòs e Cartagena rifiutarono di riconoscere il nuovo sovrano e dichiararono la propria indipendenza dalla Spagna.

A Bogotà venne istituita la Corte Suprema de la Nueva Granada, il primo ente statale centrale i cui membri dovevano essere eletti dalle diverse provincie, molte delle quali rifiutarono di mandare i loro rappresentanti e divennero sostenitrici dell’autonomia regionale. Così cominciarono a farsi sentire le prime rivalità interne tra centralisti e federalisti, anche se entrambi erano contro la Spagna.

Nel 1812 Simon Bolivar detto “El Libertador” liberò dal dominio spagnolo il Venezuela, Colombia , Pànama ,Ecuador, Perù e Bolivia, i cosiddetti paìses bolivarianos. Bolivar partì da Caracas, la sua città natale, e nel 1813 da Cartagena lanciò la sua campagna per conquistare il Venezuela.

Contro l’esercito spagnolo vinse ben 6 battaglie, ma non riuscì a liberare Caracas e dovette ritirarsi di nuovo a Cartagena. Intanto in Europa Napoleone venne sconfitto a Waterloo e la Spagna riprese il trono e si praparò a riconquistare le sue colonie.

Nel 1815 dopo 4 mesi di assedio, Pablo Morillo, inviato dalla Spagna con i suoi uomini, assediò Cartagena.

Nel 1817 il dominio coloniale spagnolo era stato totalmente ripristinato. Simon Bolivar si riparò in Jamaica e riprese di nuovo le armi, nacque la Gran Tare il Venezuela. Entrò prima in Colombia, passando dalla Cordillera Oriental e raccogliendo una vittoria dopo l’altra.

L’ultima decisiva battaglia avvenne a Boyacà il 07 agosto del 1819 e dopo tre giorni entrò trionfalmente a Bogotà portando finalmente l’indipendenza. Ad Angostura (odierna Ciudad Bolìvar, in Venezuela) nel 1819 si riunì il congresso rivoluzionario e i delegati proclamarono la costituzione della Gran Colombia, un nuovo stato che riuniva Venezuela, Colombia ed Ecuador.  Fece seguito poi il congresso che si tenne a Villa del Rosario vicino Cùcuta nel1821, dove emersero le due opposte correnti dei centralisti e dei federalisti. Bolìvar sosteneva la costituzione di una repubblica centralizzata e Francisco de Paula Santander invece vedeva la nascita di una repubblica federale di stati sovrani. Bolìvar impose la propria volontà e nacque così la Gran Colombia con lui come presidente e Santander suo vice. Poiché Bolivar era occupato a combattere per l’indipendenza del Perù il potere rimase di fatto nelle mani di Santander e ben presto si rese conto che un regime centrale non poteva essere in grado di controllare un territorio tanto vasto.

Nel 1830 la Gran Colombia si divise e nello stesso anno disilluso e malato Bolìvar morì a Santa Marta.

DALLE PRIME FORME DI GOVERNO AI GIORNI NOSTRI

Nel 1849 vennero fondati due partiti politici: i Conservatori con tendenze centraliste ed i Liberali sostenitori del federalismo. Ci furono molte insurrezioni e guerre civili, tra il 1863 e il 1885 si verificarono più di 50 rivolte. Nel 1899 si verificò la cosiddetta Guerra dei Mille Giorni che provocò più di 100.000 morti e terminò con la vittoria dei conservatori.

Nel 1903 gli Stati Uniti approfittarono dei problemi del paese e formarono un movimento secessionista a Panama, provincia della Colombia, e costruirono un canale attraverso l’istmo dell’America Centrale che posero sotto il loro controllo. La Colombia non riconobbe mai la sovranità di Panama e si contrappose agli Stati Uniti fino al 1921. Il movimento indipendentista e i successivi governi furono guidati dai creoli, i quali non si preoccuparono affatto delle altre etnie del paese tra cui gli indios, i neri , i mulatos, che continuarono ad essere sfruttati in modo anche peggiore rispetto al dominio spagnolo. La schiavitù venne poi abolita nel 1849, ma in molte regioni continuò a essere praticata fino al nostro secolo.

Nel 1948 esplose di nuovo la lotta tra Liberali e Conservatori con la “Violencia”, con più di 300.000 morti. I primi tumulti si ebbero con l’assassinio di Jorge Eliécer Gaitàn uno dei leader più famosi del partito liberale. Subito dopo i Liberali di tutto il paese presero le armi a Barrancabermeja (nel dipartimento di Santander), sindacalisti Liberali e Comunisti proclamarono una giunta rivoluzionaria, mentre il capitano delle forze di polizia municipali si rifugiarono in montagna e diedero vita al primo nucleo di guerriglieri. Nei Llanos i Liberali costituirono di conseguenza un esercito di più di 20.000 contadini e cominciarono a saccheggiare le roccheforti e i luoghi importanti per i Conservatori, incendiando chiese, assassinando sacerdoti, distruggendo città e villaggi abitati dai membri dei Conservatori. I Colombiani furono tradizionalmente e per nascita liberali o conservatori e come tali, fin da subito, diffidavano dai loro rispettivi “nemici” di partito. Negli anni ‘40 e ‘50 questo odio ebbe un peso di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi razionale differenza ideologica o politica e furono la causa di atroci distruzioni umane. Centinaia di migliaia di persone si uccisero semplicemente a causa dell’appartenenza politica.

Dopo il 1948 la lotta fu trasferita dalle aree urbane a quelle rurali, mentre i leader dei rispettivi partiti sostenevano le azioni dei loro seguaci dalle città. Intorno al1953, però, alcuni dei comandantes contadini dei guerriglieri liberali cominciarono a dimostrare un pericoloso grado d’indipendenza, introducendo un loro linguaggio rivoluzionario nei comunicati ufficiali e strinsero anche delle alleanze con le piccole bande di guerriglieri comunisti.

I leader di entrambi i partiti rendendosi conto che il conflitto partigiano stava assumendo toni fortemente rivoluzionari, fecero un colpo di stato militare capeggiato dal generale Gustavo Rojas Pinilla. Si concesse così subito un’amnistia ai guerriglieri liberali, più di 6000 combattenti contadini consegnarono le armi al governo; chi non lo fece venne perseguito e punito.

Nel 1957 i leader politici delle due fazioni siglarono un patto che garantì, per i successivi 16 anni, che il potere al governo venisse equamente diviso permettendo ad entrambi di alternarsi alla presidenza ogni 4 anni. L’accordo venne in seguito approvato da un plebiscito dove per la prima volta anche le donne poterono votare; prese il nome di Frente Nacional (Fronte Nazionale). Il fronte nazionale portò nel paese un periodo di pace, un certo grado di stabilità economica e politica, ma decadde formalmente nel 1974 quando venne eletto presidente Alfonso Lòpez Michelsen. I partiti comunque preferirono ancora dividersi i benefici di un crescente apparato burocratico, e questa versione durò ancora per altri 17 anni. Dopo Lòpez successe un altro liberale fino al 1982, Julio César Turbay Ayala, ed i Conservatori risalirono poi con Belisario Betancur.

Bisogna però anche dire che le etichette dei partiti non spesso riflettevano le opere dei presidenti, un esempio fu il presidente Turbay che, pur essendo liberare, fu uno dei più conservatori tra i presidenti e lanciò una grande campagna di repressione contro i guerriglieri marxisti . Al contrario Betancur si presentò come un populista e aprì negoziati diretti con la guerriglia nel tentativo di riassorbire l’opposizione armata.

Gli anni ‘80 furono un periodo drammatico per la Colombia, i primi negoziati con i guerriglieri diedero vita a nuovi scontri, ci fu la presa del Palazzo di Giustizia di Bogotà da parte del gruppo di guerriglieri M-19 nel Novembre del 1985. L’esercitò circondò l’edificio e dopo 28 ore di battaglia lo diede in fiamme.

Ci furono più di 100 morti tra cui guerriglieri ed anche 11 giudici della Suprema Corte di Giustizia. Dei sopravvissuti molti sparirono nel nulla. Iniziò così il periodo della “Sporca Guerra”. Forze paramilitari sconosciute uccisero e fecero sparire migliaia di attivisti politici di sinistra, guerriglieri amnistiati, sindacalisti e difensori dei diritti umani.

Nel 1988 Amnesty International iscrisse la Colombia fra i paesi in cui vigeva l’emergenza dei diritti umani. Si seppe poi ben presto che queste squadre paramilitari erano appoggiate da membri delle forze armate alleate a ricchi trafficanti di droga, politici locali e proprietari terrieri. La vera crisi della politica in Colombia ebbe il suo apice alla fine degli anni ‘80, quando i trafficanti di droga puntarono le armi contro i membri del governo. Il governo rispose in modo molto duro, nella figura del presidente all’epoca in carica Virgilio Barco (1986-90), il quale dichiarò una guerra spietata ai trafficanti di droga, soprattutto dopo l’assassinio di Luis Carlos Galàn, liberale e candidato alla presidenza.

Il paese si trovò impegnato su due fronti, uno contro i guerriglieri e l’altro contro i cartelli della droga. I cittadini cominciarono a perdere la fiducia nel governo e gli studenti scesero in strada invocando un cambiamento, che avvenne in un plebiscito del 1990 dove votarono a favore di un’assemblea costituente che riformasse la Costituzione e mettesse fine alla crisi. L’Assemblea fece proprio il suo dovere, sostituendo l’organizzazione bipolare di spartizione del potere, con un sistema pluralistico, di cui entrarono a far parte antichi gruppi della guerriglia, comunità indie, neri, non cattolici e altri gruppi che fino ad allora non erano mai stati considerati nella vita politica. La nuova Carta Costituzionale entrò in vigore il 04 luglio 1991 con il presidente César Gaviria che fece ben sperare nella realizzazione di un trattato di pace contro i trafficanti di droga. I successivi governi hanno dovuto avere a che fare con la violenza e la corruzione dei guerriglieri, paramilitari e narcotrafficanti usando sia la forza che il negoziato. I narcotrafficanti assassinarono tre candidati presidenziali prima che venisse eletto Cesar Gaviria Trujillo, nel 1990. Dalla morte del leader del cartello di Medellín Pablo Escobar, durante una sparatoria con la polizia nel dicembre 1993, gli atti di violenza dei narcotrafficanti sono da ricondursi a una serie di piccole e frammentate organizzazioni criminali di commercianti di droga, che principalmente protestano contro alcune politiche del governo, inclusa l’estradizione.

La M-19 e altri piccoli gruppi di guerriglieri vennero inclusi con successo in un processo di pace che portò all’inizio degli anni novanta alle elezioni per un’Assemblea Costituente della Colombia che scrisse una nuova costituzione, che entrò in vigore nel 1991. La nuova costituzione prevedeva un considerevole numero di riforme istituzionali e legali, basate su principi che i membri dell’assemblea ritennero più moderni, democratici e politicamente aperti rispetto quelli presenti nella costituzione precedente, del 1886. I risultati furono contrastanti ed emersero alcune controversie (come il dibattito riguardante la proibizione costituzionale dell’estradizione), ma ebbe il merito di incorporare alcuni gruppi di guerriglieri all’interno del contesto politico legale del paese.

I contatti con le FARC, che erano continuati irregolarmente anche dopo l’interruzione del cessate il fuoco e la rottura ufficiale dei negoziati del 1987, vennero temporaneamente tagliati nel 1990 durante la presidenza di Cesar Gavia Trujillo (1990 – 1994): l’esercito colombiano assaltò il santuario del FARC a La Uribe (la Casa Verde) e le successive rappresaglie dei guerriglieri furono un duro colpo ai negoziati portati avanti nell’ultimo decennio.

Il presidente Ernesto Sampier Pizano assunse l’incarico nell’agosto 1994, ma i programmi di governo e le riforme interne che dovevano attuarsi vennero rallentate a causa di una vasta crisi politica dovuta al presunto contributo dei narcotrafficanti alla campagna presidenziale di Sampier. Inoltre l’esercito subì numerose sconfitte nella lotta contro il guerriglieri e molti soldati e ufficiali vennero presi in ostaggio dalle FARC.

Il 7 agosto 1998 Andrès Pastrana Arango divenne presidente della Colombia. Il programma del presidente, membro del partito conservatore, si basava sull’impegno di risolvere l’annosa guerra civile colombiana e di combattere il traffico di droga attraverso una piena collaborazione con gli Stati Uniti d’America. L’amministrazione Pastrana dovette combattere l’altissimo tasso di disoccupazione del paese (che in questo periodo crebbe fino a oltre il 20%) e altri problemi economici come il deficit fiscale e la generale instabilità finanziaria della Colombia. Il crescente numero di attacchi da parte dei guerriglieri e l’aumento della produzione di droga resero ancora più difficili da risolvere i problemi del paese.

IL “PLAN COLOMBIA”

Non c’è un’unica spiegazione ai problemi recenti della Colombia, ma sicuramente alcuni dei motivi principali sono da ricondursi ad una scarsa presenza del governo in alcune vaste aree dell’entroterra del paese, all’espansione delle coltivazioni di droghe illegali, alla diffusissima violenza ed alle enormi differenze sociali. Per contrastare questi problemi, l’amministrazione Pastrana alla fine del 1999 ha escogitato il Piano Colombia.

I principali obiettivi di questa strategia sono stati quelli di promuovere la pace, combattere l’industria del narcotraffico, ravvivare l’economia colombiana, aumentare il rispetto dei diritti umani e rinforzare le istituzioni democratiche e sociali del paese. Per questa iniziativa il governo colombiano ha ricevuto un notevole supporto economico dall’Unione Europea e da altri paesi, ma in particolare dagli Stati Uniti che hanno stanziato 1.3 miliardi di dollari.I negoziati di pace con il guerriglieri si sono definitivamente interrotti in questo periodo, a seguito del rapimento di un membro del congresso e di altri politici.

Nel maggio 2002, il politico conservatore Álvaro Uribe Vélez è diventato il quarantatreesimo presidente della Colombia. Immediatamente si è prodigato per distruggere le organizzazioni dei guerriglieri, contando anche sull’apporto di cittadini informatori per aiutare la polizia e le forze armate a pedinarne i membri sospetti. Nell’autunno 2002, il governo ha adottato la cosiddetta Politica Democratica di Difesa e Sicurezza, una strategia che principalmente è concentrata sugli aspetti della sicurezza del paese, ma che ha posto anche molta attenzione a temi come l’espansione del commercio internazionale e la riforma del sistema giudiziario colombiano.

SVILUPPI RECENTI

Nel 2004, a due anni dall’inizio di questa politica, la situazione in Colombia ha mostrato unleggero miglioramento e l’economia, nonostante sia ancora fragile, ha mostrato alcuni segni positivi. Ma è stato fatto ancora relativamente poco per risolvere la maggior parte dei problemi strutturali del paese soprattutto a causa del conflitto politico legislativo tra l’amministrazione Uribe e il congresso colombiano.

Alcuni osservatori critici sostengono che le politiche di Uribe, nonostante abbiano ridotto le attività criminali e di guerriglia, siano troppo orientate a una soluzione militare della guerra interna alla Colombia. Essi chiedono al governo di Uribe di compiere seri sforzi per migliorare la situazione dei diritti umani all’interno del paese, proteggendo la popolazione civile e riducendo ogni abuso commesso dalle forze armate.

D’altro canto i sostenitori di Uribe credono che una intensa azione militare sia necessaria per combattere ogni tentativo di azione dei guerriglieri e che questo argomento abbia la precedenza rispetto ogni altro tema sociale.

L’attuale economia colombiana, pur con vari punti di forza, presenta un precario livello di sviluppo. A determinare questa situazione contribuiscono sicuramente la grave instabilità politica di un paese in cui formazioni paramilitari legate al narcotraffico contendono allo stato la sovranità sul territorio.

Uribe è stato rieletto nel 2006 e ha portato avanti le sue politiche di sicurezza e tolleranza zero contro i gruppi guerriglieri fino alla scadenza del suo mandato nel 2010. Da sottolineare alcuni risultati positivi come la liberazione della ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt, avvenuta nel 2008 grazie alla Operación Jaque (Operazione Scacco Matto).

Nelle elezioni del 2010 ha vinto il candidato Juan Manuel Santos, già Ministro della Difesa nel secondo governo Uribe, artefice dei più duri colpi all’organizzazione rivoluzionaria FARC, quali la Operación Fenix durante la quale fu ucciso Raul Reyes, uno dei leader storici delle FARC e la stessa Operación Jaque.  Attualmente, Santos sta dando seguito e continuità alle politiche sociali ed economiche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio della storia colombiana.

CARTELLI DELLA DROGA

I cartelli della droga sono le mafie locali che controllano il traffico illegale di droga. In Colombia i più importanti cartelli sono stati quello di Medellin e quello di Cali o cartello del Pacifico.

Negli anni ’70 la cocaina veniva nascosta nei tacchi delle scarpe o all’interno delle fodere di valigie o cappotti e portata fuori dal paese dalle “mulas” ( persone pagate appositamente per trasportare la droga ). I cartelli acquistavano la pasta di cocaina in Bolivia e in Perù e la raffinavano in laboratori clandestini per poi distribuirla negli Stati Uniti, soprattutto attraverso la Florida.

Negli anni ‘80 il cartello di Medellin divenne così potente con i suoi leader tra cui ricordiamo Pablo Escobar, Jorge Luis Ochoa, Gonzalo Rodrìguez Gacha e Carlos Lehder considerati ai tempi tra gli uomini più potenti e ricchi del mondo, tanto da fondare non solo giornali ma anche partiti come il Movimiento Nacional Latino creato da Lehder.

Pablo Escobar finanziò addirittura la costruzione di un barrio (quartiere) per 200 famiglie povere di Medellin conquistandosi anche la fama di Robin Hood Paisa, anche per altre sue imprese. Nel 1983 entrò in attività Tranquilandia, il più grande laboratorio di raffineria di cocaina nel mondo, situato nella zona degli Llanos che ebbe però breve durata; infatti nel 1984 la polizia capeggiata dal Ministro di Giustizia Rodrigo Lara Bonilla fece irruzione nel laboratorio arrestando tutti coloro che vi lavoravano e confiscando parecchi aeroplani, armi e veicoli con varie sostanze chimiche.

I capi del cartello, eccetto Lehder, si rifugiarono a Panama da dove, sempre nello stesso anno, proposero al presidente Belisario Betancur un trattato di pace offrendo i loro capitali in programmi di sviluppo nazionale e per pagare tutto il debito estero della Colombia, questo in cambio della cancellazione della pena e dell’’estradizione. Il Governo non accettò.

Il cartello di Medellin fece poi assassinare successivamente il loro nemico Lara Bonilla ed il Governo rispose facendo entrare in vigore un trattato di estradizione firmato anni prima con gli Stati Uniti.

Nel frattempo il cartello di Medellin investì i suoi profitti in proprietà fondiarie e nell’’industria creando eserciti privati che proteggessero i loro investimenti. Il più famoso di questi fu il MAS (Muerte a Secuestradores).

L’’estradizione portò a successivi assassini come quello di Guillermo Cano, editore de El Espectador, il principale giornale Colombiano, oppure il Giudice dell’Alta Corte di Giustizia. Nel febbraio del 1987 la polizia anti-narcotici, coadiuvata dalla Drug Enforcement Agency (DEA) statunitense fece estradare Carlos Lehder.

La situazione divenne critica con l’’uccisione del candidato presidenziale Luis Carlos Galàn nell’agosto del 1989. Il governo dichiarò una guerra totale ai cartelli, il Presidente Barco confiscò ranch, abitazioni, aeroplani ed altri valori tra cui droga ai trafficanti, i quali risposero con una campagna di terrore, incendiando le fattorie dei politici locali ad Antioquia, facendo esplodere bombe in banche, redazioni di giornali, sedi di partiti politici e case private a Bogotà, Cali, Medellin e Barranquilla. La guerra terminò con l’’uccisione di Gonzalo Rodrìguez Gacha, conosciuto come il Mexicano e famoso leader del cartello.

Gli altri capi del cartello chiesero così al Governo di arrivare ad un accordo che prevedeva la resa dei trafficanti di droga dichiarandosi colpevoli almeno di un crimine.

A sua volta il governo non li avrebbe estradati ed avrebbe inflitto loro una pena ridotta da scontare presso una prigione fatta costruire ad Envigado, la città natale di Pablo Escobar.

L’assemblea costituzionale respinse formalmente il trattato di estradizione, Pablo Escobar venne imprigionato ed altri leader come lui. Il narcoterrorismo ebbe un arresto, ma il traffico di droga continuò.

Pablo Escobar riuscì a fuggire dalla “Catedral” nell’’estate del 1992, da allora fu una continua ricerca all’’uomo che portò all’’incarcerazione e all’’uccisione della maggior parte dei suoi collaboratori sino al Dicembre del 1993 quando venne individuato ed ucciso.

Il Governo cantò finalmente vittoria sopra il cartello di Medellin, però non riuscì ad arrestare quella che era la crescita degli altri cartelli come quello di Cali che, nel 1994, si ritenne controllasse oltre l’’80% del mercato di cocaina di New York.

Il cartello di Cali, guidato dai fratelli Rodrìguez Orejeula, amministrava l’’industria della droga in modo più tranquillo e manageriale di quello di Medellin. Tutt’oggi, il commercio di droga continua purtroppo ad esistere, a causa di tutti quei paesi detti civili che speculano sul consumo della droga e non hanno voglia di rivedere e rivalutare le leggi in materia.

La struttura attuale delle organizzazioni dedite al commercio di droga, risulta però molto più frammentata e non più organizzata in grandi cartelli come è stato negli anni ’80 e ’90. Nonostante questo, la cocaina continua però ad essere una grande piaga per gli impatti negativi che ha sulla società e l’economia colombiana.

LA GUERRIGLIA

Le sue origini risalgono agli anni ’’40 – ‘’50, periodo chiamato della “Violencia”. Negli anni ‘’60 l’allontanamento tra la Cina e l’Unione Sovietica e l’influenza della rivoluzione cubana diedero vita a nuovi movimenti di guerriglia. Verso la fine degli anni ’70 vi erano forse una decina di gruppi di guerriglia ognuno con la sua ideologia, le sue strategie politiche e militari.

Tra questi ricordiamo:

FARC (Feurzas Armadas Revolucionarias de Colombia), la quale fu uno dei movimenti che avevano avuto maggior impatto sulla politica locale e pagato il maggior tributo di morti.

ELN (Ejército de Liberaciòn Nacional).

M-19 (Movimiento 19 Abril)

EPL (Ejército Popular de Liberaciòn)

La particolare conformazione del territorio ha permesso l’’insediamento di questi movimenti soprattutto nella zona degli “Llanos” nella zona est delle Ande, nel bacino del Rio degli Amazzoni nella parte meridionale.

All’inizio degli anni ’’80, quando lo Stato non era più in grado di rispondere alle reali esigenze del paese, i movimenti presero in mano il potere, con azioni militari di presa di cittadine e di piccoli villaggi. In quei giorni ci fu anche l’’ambasciata della Repubblica Dominicana a Bogotà.

Tuttavia, nel 1982 il nuovo presidente Belisario Betancur riconobbe ufficialmente che la povertà, la disoccupazione, l’’inadeguatezza dei servizi statali e la mancanza di democrazia nelle strutture istituzionali contribuivano al diffondersi dei movimenti armati. In seguito a questa ammissione, offrì un’’amnistia incondizionata e fece uscire di prigione più di 400 prigionieri politici, compresi anche capi di guerriglia.

Due anni più tardi venne firmato un trattato di “pace” con 4 dei gruppi più importanti, impegnandosi ad una riforma del paese del suo sistema strutturale. Malgrado ciò gli accordi fallirono e fu di nuovo lotta armata nel 1986, ebbe così inizio la cosiddetta “sporca guerra”, durante la quale vennero assassinati molti guerriglieri che avevano beneficiato dell’amnistia.

Nel 1989 il presidente Virgilio Barco riprese i negoziati con diversi movimenti di guerriglia primo tra questi l’M-19, un gruppo nazionalista debole militarmente, ma con un certo grado di consenso popolare soprattutto per le sue spettacolari imprese.

Nel 1990 questo gruppo consegnò le armi, ma un mese dopo il leader del gruppo e candidato presidenziale, Carlos Pizarro, venne assassinato su un aereo di linea.

L’M-19 è ora conosciuto come Alianza Democràtica, la quale non si arrese e mise in campo un nuovo leader Antonio Navarro Wolf che ottenne un successo mai raggiunto prima nelle elezioni presidenziali, portando il gruppo ad un ruolo primario a fianco dei due gruppi, quello conservatore e liberale.

Nel frattempo, il governo aveva negoziato trattati di pace con altri gruppi quali l’EPL e il Quintìn Lame, quest’’ultimo si batteva per i diritti degli indigeni nel dipartimento del Cauca.

L’EPL si ribattezzò con il nome di Esperanza, Paz y Libertad e si alleò con ADM-19.

Il Quintìn Lame si alleò con altri gruppi.

Un terzo gruppo il cosiddetto PRT (Partido Revolucionario de los Trabajadores) operante nella zona Caraibica, negoziò una tregua alla sua lotta armata e si alleò anch’esso con l’ADM-19.

Malgrado tutto ciò, il governo non riuscì a coalizzarsi con i due più importanti gruppi: le FARC, tradizionalmente legato al partito comunista, e l’’ELN gruppo integralista cristianomarxista comandato da ex sacerdoti spagnoli. All’inizio degli anni ’90 questi due gruppi insieme ad una piccola fazione dell’’EPL diedero vita alla Coordinadora Guerillera Simon Bolivar.

Il Governo ha continuato inutilmente a negoziare e la rottura di colloqui è stata spesso causa di continui episodi di violenza. Fortunatamente però ad oggi la guerriglia ha perso gran parte del sostegno popolare perdendo anche, dal punto di vista internazionale, il supporto di Mosca e dell’’Avana. E’ importante sottolineare che la guerriglia colombiana non ha mai effettuato azioni terroristiche fuori dal paese, la lotta è per lo più circoscritta in zone isolate e fuori mano.

I turisti non sono mai stati bersaglio dei guerriglieri, si consiglia quindi ai viaggiatori di non avventurarsi troppo all’’interno di aeree conosciute come roccaforti di guerriglia e che tutt’ora sono circoscritte nella zona degli Llanos e in alcune zone del bacino del Rio degli Amazzoni.

E’ molto probabile che alcuni disagi siano provocati non tanto dalla guerriglia, ma dal sistema di sicurezza che negli ultimi anni ha raggiunto un grado molto elevato da poter permettere al visitatore di poter conoscere questo paese con estrema tranquillità.

Bisogna comunque sottolineare che la maggior parte dei gruppi di guerriglia hanno deposto le armi inserendosi all’interno di una regolare competizione politica. Gli unici due gruppi FARC e ELN ed una fazione dell‘ EPL proseguono la lotta armata. E’ d’obbligo evidenziare che questi gruppi non hanno più il grande sostegno populista di un tempo, grazie anche al fiorire di una mentalità popolare più democratica e pacifista.

La politica governativa che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni di storia colombiana, ha messo in atto azioni di sicurezza di assoluto rigore nei confronti di questi gruppi armati, riducendone sensibilmente le aree di influenza e la magnitudo del loro potere.

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