POPOLAZIONI DELL’AMERICA CENTRALE

Quando, il 21 Aprile del 1519, Hernan Cortes giunse con i suoi 500 soldati su una spiaggia della costa orientale del Messico, nei pressi dell’odierna Vera Cruz, la regione era dominata dai bellicosi aztechi, che governavano il Messico già da un secolo, e la magnificenza della loro capitale, Tenochtitlan, colpì profondamente i conquistatori spagnoli. Qui risiedeva la corte dell’imperatore azteco Montezuma, che imponeva tributi a milioni di sudditi.

Con i suoi templi ed i suoi palazzi allineati lungo una rete di canali, Tenochtitlan era una spettacolare Venezia del Nuovo Mondo; ma l’aspetto più sorprendente della vita della città azteca era l’importanza attribuita alla religione e soprattutto alle pratiche rituali. Fu proprio per aver compreso la visione del mondo azteco che Cortes riuscì a sconfiggere Montezuma: di fatto il fatalismo fu responsabile quanto le armi da fuoco del rapido collasso dell’impero azteco e dell’annientamento, praticamente totale, del suo popolo. Infatti già l’8 Novembre dello stesso anno il Messico era praticamente conquistato.

Gli aztechi attendevano il ritorno del dio Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, che dopo aver creato gli uomini dalle ossa dei morti ed irrorato col suo sangue e dato loro la conoscenza dell’agricoltura e dell’artigianato aveva ceduto al richiamo della morte ed era salpato su una zattera di serpenti verso una terra incantata. Cortes sfruttò la profezia secondo cui sarebbe un giorno ritornato e indusse gli aztechi a credere che il dio barbuto e dalla pelle chiara marciava con gli spagnoli.

Questa complessa divinità era stata il dio tribale dei toltechi, il più importante popolo guerriero del Messico prima dell’ascesa degli aztechi. In quanto successori dei toltechi, gli aztechi furono ben lieti di far proprio il dio Quetzalcoatl per giustificare il loro potere militare ma radicalizzarono la pratica tolteca dei sacrifici umani sino a rendere feroce il culto del Serpente Piumato e delle altre divinità venerate insieme a lui. Credevano, infatti, che il sovrano dio del sole dovesse essere incessantemente nutrito di cuori umani e sangue, sicchè uno degli scopi principali della guerra era la cattura dei prigionieri da sacrificare nei templi di Tenochtitlan.

L’archeologia ha rivelato che le radici della civiltà centroamericana sono ben più remote degli aztechi. In un’epoca imprecisata, fra 10.000 e 11.000 anni fa, le calotte polari erano molto più vaste ed il livello del mare era di 36 metri più basso rispetto ad oggi, dato che una maggiore quantità d’acqua era accumulata nei ghiacciai. Fu in quest’epoca che alcune popolazioni dell’Asia attraversarono il ponte di terra (l’attuale stretto di Bering) coperto di ghiaccio che esisteva tra Asia ed America popolando l’Alaska e via via tutto il continente. Già verso il 6.000 a.C. esistevano coltivazioni di grano e gli antichi abitanti incominciarono a produrre arnesi e terraglie. Dal 1.500 a.C. gli abitanti cominciarono a riunirsi in villaggi non solo per coltivare e mietere il grano ma anche per difendersi. Il primo popolo conosciuto è quello degli olmechi, la cui civiltà fiorì, intorno al 1000 a.C., sulle coste del Golfo del Messico in un territorio corrispondente agli attuali siti di Tabasco e Vera Cruz. Sebbene la loro mitologia e le loro leggende non ci sono pervenute, le gigantesche statue e teste di pietra che hanno lasciato sono segno tangibile della loro esistenza. Le teste alte sino a tre metri, raffigurano solitamente giovani paffuti muniti di elmo, mentre le statue rappresentano animali, come il giaguaro ed il serpente oppure esseri umani. I centri sia urbani che cerimoniali più importanti furono San Lorenzo, una città fiorita tra il 1200 e il 900 a.C. ed i siti di La Venta e Tres Zapotes, in auge tra il 900 e il 500 a.C.
Fra i popoli che succedettero agli olmechi i più noti sono i zapotechi, i maya, i toltechi e gli aztechi.

Verso l’800 a.C. alcune tribù olmeche migrarono a ovest nella valle di Oaxaca dove, sulla sommità del Monte Alban, eressero una importante città. Nel 300 a.C. circa, gli zapotechi spodestarono gli olmechi insediandosi definitivamente in quello che diventò il più importante centro cerimoniale della zona.

La magnifica città di Teotihuacan città di sacerdoti e di templi, situata a 20 Km a nord dell’attuale Città del Messico, sorse d’improvviso intorno al 200 a.C., si ingrandì fino al 400 d.C. ma verso il 700 d.C. venne abbandonata..
Intorno al 900 d.C. i toltechi stabilirono la loro capitale a Tollan, l’attuale Tula. Il loro impero comprendeva la maggior parte del Messico odierno e si estendeva sino allo Yucatan settentrionale, patria dei maya, dove una colonia tolteca si era installata a Chichen Itza poco prima del 987.

Non è improbabile che la conquista della penisola dello Yucatan ad opera dei toltechi abbia accelerato il declino dei maya, che dal VI secolo controllavano l’attuale area del Guatemala, del Belize e delle provincie messicane dello Yucatan, del Chiapas e del Tabasco, regione ancora oggi disseminata delle loro imponenti piattaforme templari e piramidi.

LA CIVILTA’ MAYA…

si sviluppò in tre aree geografiche nettamente distinte: le «Terre Alte del Sud», corrispondenti al Guatemala meridionale; una zona centrale, vera culla della civiltà, denominata «Terre Basse del Sud» (Honduras, Belize, Guatemala, Chiapas e Tabasco), con la regione ricca di foreste pluviali del Petan al centro; le «Terre Basse del Nord», corrispondenti allo Yacatan, maggiormente arida. Si tratta di zone ecologicamente varie, ciascuna dotata di specifiche caratteristiche ambientali e risorse naturali diverse. Questa diversità favorì gli scambi commerciali tra regioni lontane e stimolò l’interdipendenza tra le aree rurali ed i centri cittadini. Con il passere del tempo, nelle città maggiori, insieme ai luoghi di culto, si formarono importanti luoghi di mercato, che ebbero un ruolo non secondario nel trasformare questi centri in potenti, e spesso aggressivi, capitali regionali.

Nelle Terre alte del Sud predominano possenti formazioni vulcaniche: sono esse, insieme alla presenza di piogge regolari, le principali responsabili della fertilità del terreno. In parte di quest’area si coltiva il cacao, i cui semi rappresentavano, ai tempi dei Maya, una specie di moneta internazionale. I pendii dei rilievi sono coperti da boschi di pini e molti altopiani sono parzialmente occupati da laghi. In queste zone si estraeva l’ossidiana, il prezioso vetro vulcanico nero con il quale si fabbricavano coltelli, punte di lancia e misteriose figure che raffiguravano esseri umani e fantastici che testimoniano dell’abilità senza confronti degli artigiani maya in questa tecnica preistorica. Altre montagne del Sud fornivano ai Maya minerali come la giada, il serpentino, la pirite, l’ematite, il cinabro e le rocce porose con cui venivano fabbricate le macine da cucina.

Le Terre Alte del Sud, malgrado il clima favorevole e la ricchezza in risorse naturali, rimasero alla periferia della civiltà maya. Le città più importanti si svilupparono invece nelle Terre Basse del Sud e nell’area del Peten., percorsa da fiumi tortuosi come l’Usumacinta ed il Motagua e costellata da laghi e paludi. L’area è ricca di piante di mogano, cedro spagnolo e vaniglia, di palme, degli alberi del pane, di resine e gomma; vi vivono la scimmia, il cervo, il coniglio, l’aquila, il tacchino, il giaguaro, il porco selvatico (pecari) ed il tapiro. Nei fiumi, i Maya potevano raccogliere grossi ciottoli della loro preziosa giada.

Il nord yucateco è più arido, coperto da una foresta povera e bassa e abitato da cervi e maiali selvatici. Nello Yucatan, le acque naturali si raccolgono in canali e cisterne sotterranee scavate naturalmente nel calcare: tipiche della zona sono grandi cavità dette cenotes, originate dallo sfondamento della volta di grandi grotte apertesi nel substrato calcareo. Alcuni di questi pozzi naturali divennero luoghi di culto, di solito destinato alle entità soprannaturali chiamate col nome collettivo di chaac, divinità della pioggia e dei fiumi. Sulle coste, i Maya potevano raccogliere conchiglie marine, usate per produrre gioielli e raffinati intarsi, ma anche estrarre e raffinare il prezioso sale marino, un bene molto richiesto dalle popolazioni dell’entroterra.

 

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